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Studio Professionale di Analisi e Contenzioso Bancario
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Anatocismo Bancario: disciplina e problematiche

Nell’ambito di operazioni pecuniarie di qualsiasi tipo, operazioni di prestito / finanziamento, la capitalizzazione degli interessi determina un meccanismo illecito atto a massimizzare i profitti del creditore a esclusivo danno della controparte, il debitore. Così grave, che l’ anatocismo è sostanzialmente il terreno sul quale si misura l’esistenza e la consumazione di un ben più grave fenomeno: l’usura, esponendo il debitore a un pericolo imminente, perché non comprende appieno le conseguenze disastrose cui va incontro (cfr. M. Ronco e S. Ardizzone, Commento al Codice Penale, UTET, 2007, pp. 2942 -8)(cfr M. Ronco e S. Ardizzone, Commento al Codice Penale, UTET, 2007, pp. 2942 -8).

La pratica anatocistica è considerata con disvalore fin dall’antichità nell’ambito sociale e nondimeno giuridico. Tanto soprattutto per il fatto che essa costituisce un subdolo espediente per il conseguimento di guadagni spropositati rispetto all’effettivo capitale investito. In effetti la capitalizzazione degli interessi è uno dei principali strumenti utilizzati per la consumazione del reato di usura.

Utilizzato agli inizi dagli usurai, con modalità diverse e sempre più particolari, il fenomeno dell’anatocismo è divenuto una pratica invalsa di ordinario utilizzo da parte delle banche.

Infatti, sebbene nell’ordinamento vigente l’art. 1283 cc. di fatto vieta la capitalizzazione degli interessi, nella prassi bancaria tale uso è oramai uso comune. A tale proposito la Suprema Corte di Cassazione ha avuto modo di intervenire diffusamente e ripetutamente chiarendo che la natura negoziale e non normativa di tale uso non è idonea a legittimarlo.

Tuttavia tanto non è bastato a debellare tale deprecabile pratica presso le banche. Per tale motivo, allo scopo di prevenire e reprimere comportamenti usurai, il legislatore del 1996 con la L. 108/96 (e successive modifiche) ha inteso porre dei limiti oggettivi alla misura massima dei costi e degli oneri che possono essere addebitati nell’ambito di operazioni di prestito / finanziamento.

Anatocismo Bancario: Effetti e ripercussioni nelle aperture di credito

Il legislatore ha inteso porre dei limiti stringenti alla prassi anatocistica considerata come uno degli espedienti più subdoli per la consumazione del reato di usura.
Difatti l’anatocismo è la causa principale di:

  • Aumento dell’esposizione debitoria e dei saldi a debito del correntista;
  • Incremento delle commissioni di massimo scoperto
  • Applicazione tassi oltre fido

A riprova di tanto vi è il fatto che l’analisi dei saldi in linea capitale – pertanto al netto della capitalizzazione periodica – rivela che l’esposizione debitoria tempo per tempo è destinata a ridursi considerevolmente, se non a scomparire.
Tanto è rappresentato con estrema chiarezza nella seguente tabella:

anatocismo conto corrente
Dai suesposti dati si evince come l’anatocismo, derivante dalla capitalizzazione degli interessi tempo per tempo addebitati, sia la principale causa dell’aumento dell’esposizione debitoria, e conseguentemente dell’incremento dei costi (interessi, CMS spese ed altri oneri).
Tanto ha, ovviamente, una incidenza notevole sui tassi effettivi applicati tempo per tempo.
È oltremodo evidente la lievitazione dei tassi effettivi, e quindi dei costi connessi all’ erogazione del credito.
In particolare i dati anzidetti evidenziano che dal tasso iniziale del 10 % , sull’ originario capitale di euro 10.000 si giunge dopo otto trimestri a corrispondere il tasso effettivo dell’ 11,86 %.
Ma v’è di più. Il progressivo e graduale aumento dell’esposizione debitoria dovuto all’ anatocismo è un moltiplicatore di costo anche per quanto riguarda le CMS e ogni altro onere connesso all’ erogazione del credito.
Invero, all’ aumentare della consistenza del saldo passivo consegue l’aumento delle CMS addebitate, l’eventuale addebito di tassi oltre i limiti del fido (se esso è superato) nonché l’applicazione di spese ed oneri dovuti all’ eventuale sconfinamento.
Alla luce di tanto il legislatore con l’art. 1283 cc ha inteso garantire la posizione del debitore da ogni forma di abuso.

Dott. Francesco Leo
KIPLING s.a.s.

Rapporti regolati in Conto Corrente

Secondo la lettera dell’art. 1852 cc, il conto corrente (art. 1823 cc) è lo strumento mediante il quale vengono utilizzati il deposito ex art. 1834 cc e l’apertura di credito ex art. 1842 cc. .
In entrambi i casi la banca calcola interessi a debito del proprio cliente.
In tale ambito è invalso presso il sistema bancario l’uso di calcolare gli interessi a scadenze periodiche (di norma trimestrali) e conseguentemente di addebitare gli interessi così determinati. Mediante tale addebito si concreta la “capitalizzazione” dell’interesse, e quindi l’interesse divenuto capitale produce a sua volta interessi anatocistici che inficiano il saldo del rapporto regolato in conto corrente.
Tale uso secondo consolidata giurisprudenza (cfr Cass. Civ. Sent. n°21095/04) è negoziale e non normativo pertanto non è idoneo a legittimare l’anatocismo.

Rapporti a rimborso rateale (mutuo, finanziamento, prestito, leasing)

L’anatocismo è una pratica utilizzata nell’ambito di tutti i rapporti bancari volta alla massimizzazione del profitto. Tale prassi, sebbene vietata dall’Art. 1283 cc “anatocismo”, è praticata non solo nei rapporti regolati in conto corrente, ma anche nei rapporti a rimborso rateale quale il mutuo.
Per operare una preliminare verifica dell’anatocismo maturato nei rapporti di mutuo, prestito, finanziamento, leasing è disponibile al seguente indirizzo http://www.kipling90.com/calcolo-software-mutuo-anatocismo.php il nuovo tool.

Video sul fenomeno anatocismo

 

Provvedimenti giudiziari

La recente sentenza del Tribunale di Forlì del 04/09/2012 ribadisce l’illegittimità dell’anatocismo, anche successivamente al 2000. Mediante la perizia redatta dallo Studio Kipling e grazie all’ operato dei propri professionisti in sede di lavori peritali, il Tribunale di Forlì ha annullato l’illegittimo addebito della banca per un importo di circa 160.000 euro, riconoscendo un credito di circa 20.000 euro.
Nella sentenza del Tribunale di Forlì viene ribadita l’illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori.

”… non esiste alcun uso normativo autorizzante la capitalizzazione trimestrale dei soli interessi debitori a fronte di una capitalizzazione annuale di quelli creditori, dovendo tale consuetudine ricollegarsi ad un uso meramente pattizio e negoziale, imposto dalle banche ai clienti , con conseguente nullità della relativa clausola contrattuale ai sensi dell’art. 1283 c.c. … ”

La nullità della clausola relativa alla capitalizzazione trimestrale degli interessi rende necessaria la rideterminazione degli stessi nel rapporto bancario escludendo gli effetti dell’ anatocismo. Tanto in ottemperanza anche alla recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione n° 24418/2010. La Suprema Corte sancisce, infatti, che la capitalizzazione trimestrale degli interessi non può essere sostituita da quella annuale, ma è necessario escludere qualsiasi forma di capitalizzazione poiché anche quella annuale non è sostenuta da alcun uso normativo.

Vedi anche: Decreto di Citazione a Giudizio (Procura della Repubblica di Bari)

Con artifizi e raggiri consistiti nel consigliare a [omissis] la sottoscrizione di due contratti per l’acquisto di prodotti finanziari derivati (denominati “Mib 30” e “Swap Irs”) assolutamente inutili ed anzi svantaggiosi in rapporto alle esigenze ed alla condizione finanziaria della cliente senza fornirle alcuna informazione in ordine alla effettiva natura e finalità di tali operazioni, connotate da alto rischio [omissis] procuravano alla Unicredit Banca un ingiusto profitto”.

Tale motivazione, scaturisce da una complessa indagine tecnica condotta dalla Procura della Repubblica di Bari all’esito della denuncia posta in essere sulla base della consulenza tecnica predisposta dalla Kipling s.a.s. .

La perizia di parte Kipling s.a.s. ha trovato pieno accoglimento, giacché i rilievi in essa formulati rispetto alle irregolarità riscontrate con riferimento ai contratti Interest Rate Swap sono stati pienamente condivisi dai consulenti tecnici della procura.

Il danno determinato in capo alla cliente dalla sola negoziazione degli strumenti finanziari derivati è superiore ai 500.000,00 euro, ai quali occorrerà aggiungere, l’anatocismo riveniente da tutti tali addebiti ed, ovviamente, gli ulteriori danni subiti dall’azienda in termini di danno emergente e lucro cessante.

Per approfondimenti sulle perizie predisposte dalla Kipling s.a.s , e conseguentemente per l’accertamento in ordine al superamento dei tassi soglia usura, all’applicazione di interessi anatocistici, competenze non dovute, CMS illegittime, e più in generale per la legittima rideterminazione dei saldi dare/avere è possibile consultare la seguente pagina:
http://www.kipling90.com/servizi/perizie-bancarie/
oppure è possibile contattare lo studio Kipling mediante l’apposito modulo online cliccando qui