Decreto Ingiuntivo

 

Cos’è il Decreto Ingiuntivo?

Il decreto ingiuntivo è l’ordine del Tribunale di pagare una somma di denaro o di consegnare o rilasciare un bene mobile o immobile
Di norma, alla revoca degli affidamenti consegue l’ingiunzione di pagamento mediante decreto ingiuntivo.
L’ordine di pagare una somma di denaro, di consegnare o rilasciare i beni è immediato.
Tuttavia, il Decreto Ingiuntivo diviene esecutivo, e quindi dar luogo all’esecuzione forzata, una volta decorsi 40 giorni dalla notifica senza che sia stata proposta opposizione.
In particolari casi è possibile che il Tribunale conceda un Decreto Ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, in tal caso l’esecutorietà del decreto è immediata. L’esecutorietà del decreto ingiuntivo non opposto, o l’esecutività del decreto ingiuntivo concessa contestualmente allo stesso, consentono al creditore di vincolare il patrimonio del debitore – soprattutto quello immobiliare – a garanzia del credito, mediante iscrizione di ipoteca giudiziale, ed iniziare così l’esecuzione forzata.



 

Si può contestare o proporre opposizione al Decreto Ingiuntivo?

La legge (Art. 645 cpc) stabilisce che il debitore ha 40 giorni di tempo dal momento della notifica del decreto ingiuntivo, anche se provvisoriamente esecutivo, per proporre opposizione allo stesso.Nell’ambito dell’opposizione il debitore può fare valere le proprie ragioni entrando nel merito delle vicende che hanno originato il decreto e mettendo in discussione tutti i fatti e le circostanze indicati nel ricorso per decreto ingiuntivo.

A seguito dell’opposizione si apre un vero e proprio processo nell’ambito del quale il debitore opponente può esporre tutti i fatti e le circostanze a sostegno delle proprie ragioni e addurre prove.
Invece, decorso infruttuosamente il termine di 40 giorni dalla notifica dell’ingiunzione di pagamento si ritiene il decreto ingiuntivo passato in giudicato.
In sintesi, in mancanza di opposizione i fatti ed i crediti indicati nel decreto si cristallizzano, per cui non vi è più modo per il debitore di discuterli e contestarli.



 

Come opporre il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo e non?

La legge – in particolare l’Art. 633 cpc e seguenti, nonché l’Art. 50 TUB – prevede che il decreto possa essere concesso purché il creditore offra prova scritta del credito che intende fare valere.
I documenti necessari a comprovare l’esistenza e la consistenza del credito devono pertanto essere conformi alla legge.
Nel caso delle banche la certificazione ex art. 50 TUB rilasciata dal funzionario della banca deve essere conforme a quanto richiesto dal testo unico bancario D.Lgs 385/93.
Infatti, per contestare la correttezza del saldo oggetto di ingiunzione è necessario procedere al dettagliato ed attento esame degli estratti conto e dei contratti depositati dalla banca quale prova del credito. Dunque, ai fini dell’opposizione al decreto ingiuntivo in materia bancaria è essenziale il puntuale esame di tutti i documenti contabili e contrattuali depositati nel fascicolo monitorio, cioè il fascicolo depositato dalla banca unitamente al ricorso per decreto ingiuntivo, in base al quale il Tribunale pronuncia l’ingiunzione di pagamento inaudita altera parte, ossia senza che il debitore sia coinvolto nella decisione.
Tale esame e le conseguenti contestazioni devono essere indicate, unitamente ad eventuali ricostruzioni contabili del rapporto in una perizia tecnico-contabile di parte ben articolata e completa. Infatti, laddove il debitore opponente eccepisca delle contestazioni generiche diviene alto il rischio di rigetto dell’opposizione per avere richiesto al Tribunale una CTU esplorativa, oppure di subire la concessione della provvisoria esecutività del Decreto Ingiuntivo in corso di causa.
 

 

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