Il Tribunale penale di Benevento all’esito di complesse indagini tecniche ha riconosciuto integralmente le risultanze della perizia di parte Kipling predisposta nel 2008 dal dott. Francesco Leo.

Il decreto che dispone il giudizio contempla, come la perizia di parte, tassi effettivi superiori al tasso soglia usura per valori tendenti ad “infinito”.
Ciò vuol dire che la banca ha addebitato interessi pur in assenza di un effettivo prelievo di capitali da parte del cliente.
In sintesi, l’anatocismo maturato sulle aperture di credito in conto corrente ha artificiosamente generato una esposizione debitoria nella realtà dei fatti inesistente. A fronte di tanto sono stati addebitati interessi e compenze non dovuti.

La dettagliatissima perizia di parte ha dato il via alla complessa indagine tecnica dell’Autorità giudiziaria. In entrambi i casi è stato accertato che mediante un artificio contabile gli istituti di credito coinvolti nell’indagine hanno lucrato profitti superiori ai limiti di legge e occultando il fatto e generando uno stato di bisogno altrimenti inesistente.

La circostanza secondo la quale tutti gli accertamenti di parte e del Tribunale penale sono stati sviluppati in ottemperanza alle istruzioni della Banca d’Italia vigenti all’epoca dei fatti consente di ascrivere le relative responsabilità ai soggetti abilitati a decidere. Ciò ha altresì consentito di superare l’ostacolo relativo alla impossibilità di configurare la sussistenza dell’’elemento psicologico “dolo” secondo i termini già espressi nella Sentenza della Suprema Corte n. 4666/2001.
Il dibattimento farà piena luce sui fatti.

 

 

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