Richiesta di rientro: definizione ed opposizione

Definizione Richiesta di Rientro:

La richiesta di rientro è l’intimazione scritta – di cui all’art. 1219 c.c. – mediante la quale il creditore (banca) ingiunge al debitore (correntista) di versare una somma di denaro al fine di “rientrare” entro il fido concesso, cioè entro il tetto massimo dell’apertura di credito (art. 1842 c.c.) a suo tempo accordata, dichiarando che in mancanza di adempimento verrà esercitata la revoca dell’affidamento. In buona sostanza, ove la richiesta della banca non dovesse essere soddisfatta, essa potrà valersi del diritto di recesso di cui all’art. 1845 c.c., e dunque potrà “sciogliere” il contratto prima della sua naturale scadenza.
E’ doveroso aggiungere che il termine per la restituzione delle somme utilizzate e dei relativi accessori (capitale ed interessi), ai sensi dell’art. 1845 c.c. deve essere di almeno 15 giorni. La richiesta di rientro, ovviamente prelude all’ingiunzione di pagamento.

Opposizione alla Richiesta di Rientro

La richiesta di rientro può validamente essere contestata. A tali fini occorre verificare, mediante rideterminazione dei saldi dare/avere, la legittimità della richiesta stessa. Più precisamente occorrerà verificare se l’istituto di credito si sia attenuto alle convenzioni tempo per tempo vigenti, ove pienamente valide ed efficaci, e soprattutto al Codice Civile ed al Testo Unico Bancario (D.lgs 385/93).
In tale caso, supportando a fondamento delle proprie contestazioni, il correntista potrà, promuovere una Consulenza Tecnica Preventiva ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c., al fine di addivenire ad una conciliazione Giudiziale della controversia innanzi al Tribunale competente, instaurare un giudizio di cognizione, al fine di evitare che la banca possa notificare un Decreto Ingiuntivo ovvero precedere alla riscossione coatta del credito, , o promuovere una conciliazione Stragiudiziale della vicenda accedendo agli strumenti di arbitraggio previsti dalla normativa di settore.
 
 

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